Il cerchio, Dave Eggers 31 dicembre 2017
Il cerchio, Dave Eggers Acquista online

Quella de Il cerchio è stata la lettura più entusiasmante dell’anno, lo prova il fatto che lo abbia letto tutto d’un fiato in appena due sessioni di lettura no-stop. La cosa mi ha un po’ “sconvolto” perché negli ultimi dodici mesi ho faticato davvero molto per arrivare alla fine di quello che stavo leggendo.

Tornando un attimo all’oggetto di questa recensione è abbastanza evidente che il Il cerchio mi sia piaciuto molto e non vedevo l’ora di parlarne 🙂

Il cerchio è un romanzo distopico ambientato in un futuro molto vicino al nostro presente, un futuro in cui il Cerchio è la più grande e influente azienda al mondo nella gestione delle informazioni online: in pochi anni ha assorbito Facebook, Twitter, Google e presso il suo campus avveniristico un esercito di programmatori, ingegneri e analisti lavora senza sosta nello sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate e innovative (e, “indirettamente”, invasive della privacy.) Il Cerchio è anche l’artefice del social network definitivo, TruYou: un account su questa piattaforma contiene l’intera vita digitale (e non solo!) della persona a cui è associato, liberamente accessibile e analizzabile da chiunque.

Sembra di essere in 1984, con una grandissima differenza: nella distopia di Orwell è lo stato a spiare in massa la popolazione mentre ne Il cerchio sono i cittadini che vogliono essere spiati su larga scala: chi invoca il diritto alla privacy cos’ha da nascondere? Non sarebbe meglio se tutti fossero “trasparenti”? (Qui mi ha ricordato Invito a una decapitazione, in cui il protagonista è condannato a morte per essere opaco in una società di trasparenti.)

LA PRIVACY È UN FURTO
I SEGRETI SONO BUGIE
CONDIVIDERE È PRENDERSI CURA

Tutto deve essere registrato, condiviso, commentato, nessun attimo dovrà andare perduto: tutto quello che in TruYou entra, in TruYou rimane. Per sempre. E agli utenti tutto questo va bene, a quanto pare: volontariamente cedono i propri dati passati, presenti e futuri al Cerchio e sono contenti di farlo! È una gara a chi pubblica di più, a chi partecipa a più eventi social (da commentare online in diretta ovviamente!), a chi ha più “amici” e “follower”… la fiera dell’ipocrisia.

Ma perché TruYou ha un tale successo? La risposta è la fantomatica promessa di un benessere collettivo: se tutti sono schedati, geolocalizzati e filmati, rintracciabili ovunque e da chiunque, chi commetterebbe più reati? Grazie a TruYou i troll sono scomparsi da Internet, non sarebbe bello se sparissero anche ladri, assassini e stupratori dalla vita reale?

La risposta ovviamente è … ma il Cerchio (azienda privata) non è la soluzione.

Vorreste che un avanzatissimo sistema di telecamere e sensori vi permetta di sapere in tempo reale chi entra ed esce dal vostro quartiere? Tradotto: vorreste davvero uscire di casa e far sapere, a chiunque e in tempo reale, i vostri spostamenti (con tanto di fedina penale allegata, già che ci siamo)? Vorreste davvero votare tramite il vostro smartphone ed essere obbligati a farlo? E vedere chi ha votato cosa?

Quando ogni aspetto della vita dei cittadini è gestito attraverso una singola piattaforma, senza alcuna possibilità di non usarla, il passo verso il totalitarismo è molto breve… C’è una frase di Benjamin Franklin (uno dei padri fondatori degli Stati Uniti) che mi piace citare in queste occasioni:

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza. (Benjamin Franklin)

Mi sembra molto adatta.

I contenuti del romanzo sono mostruosamente attuali e sollevano parecchie questioni interessanti su cui vale la pena riflettere. Meno interessante invece è la struttura del romanzo, con una trama quasi inesistente e numerosi momenti ripetuti quasi uguali durante tutta la durata del libro. Credo però che la cosa sia voluta e che Il cerchio sia stato pensato come uno “streaming su carta”: come se fossimo suoi follower osserviamo vita pubblica e “privata” di Mae Holland a partire dal suo primo giorno di lavoro al Cerchio e con lei capiamo cos’è e come funziona, quali progetti ha e quali sono gli ideali che guidano i tre Saggi (così vengono chiamati) che il Cerchio lo hanno creato.

«Mae, tante delle cose che ho inventato, onestamente, le ho inventate per divertimento, per la voglia perversa di vedere se funzionavano o no, se la gente le avrebbe utilizzate. Voglio dire che era come tirar su una ghigliottina nella pubblica piazza. Non ti aspetti che mille persone si mettano in coda per ficcarci dentro la testa.»

Ad ogni modo questo non è un libro da leggere per trama: quello che più mi ha colpito è l’insieme delle meta-informazioni che si possono carpire dalle varie situazioni (la visita medica in diretta online, il meccanismo smile/frowns, i progetti SeeChange, PastPerfect, ecc.) e da questo punto di vista questo libro mi ha appassionato, quasi ossessionato direi (più leggevo e più mi veniva voglia di cancellare il mio account Facebook!)

La considero una lettura importante e i piccoli difetti non ne rovinano l’esperienza, a patto però di capire quel che si ha tra le mani: in caso contrario Il cerchio si trasforma nella monotona storia di una neolaureata che fa carriera al reparto Assistenza clienti di una grande azienda informatica.

PS: il cerchio non deve essere chiuso.

Pubblicato da Alessandro

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Programmatore back-end, la lettura e la musica sono le mie passioni.

Scrittori preferiti Saramago, Poe e P.K. Dick; ossessionato da Pink Floyd, Opeth, iamthemorning e Schammasch (e troppi altri!)

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Fotografa per passione, adoro passeggiare in mezza alla natura con la mia reflex e scattare un sacco di foto a luoghi e paesaggi. Oltre che leggere ovviamente!

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