la fabbrica del consenso, noam chomsky, edward s. herman

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Non tutti i media sono indipendenti. 
Non tutti i giornalisti sono imparziali. 
Non tutte le vittime sono uguali. 

Mi sono imbattuto in Noam Chomsky ai tempi dell’università, durante il corso di Fondamenti dell’Informatica: le sue grammatiche mi tennero occupato per diverso tempo, tra incubi e mal di testa! 

Chomsky però non è solo un linguista che ha contribuito in modo importante agli sviluppi della moderna Informatica ma è anche filosofo, storico, teorico della comunicazione, attivista politico e saggista. La fabbrica del consenso, scritto a quattro mani con Edward S. Herman, è probabilmente la sua opera più conosciuta.

Ho cercato questo libro davvero per tantissimo tempo: su Amazon era perennemente non disponibile e nessuna delle librerie in cui io ed Elisa siamo stati lo aveva tra gli scaffali, addirittura avevo iniziato a cercarlo nei bassifondi di Ebay! Dopo mesi di ricerche fu un piccolo miracolo averne trovata una copia, fresca fresca di ristampa, proprio tra gli scaffali virtuali del negozio di Jeff Bezos.

La fabbrica del consenso è una lunga analisi del mondo dei media statunitensi e di quanto questi siano strumentalizzati per servire l’élite al potere: è il cosiddétto modello della propaganda, una teoria che lega le manipolazioni dei media a un sistema economico-industriale che si occupa di vendere un prodotto,i lettori, alle imprese.

Un modello di propaganda plausibile può basarsi inizialmente su assunzioni guidate su un mercato libero non particolarmente controverse. Essenzialmente, i media privati sono grosse aziende che vendono un prodotto (lettori e spettatori) ad altre imprese (i pubblicitari). I media nazionali tipicamente hanno come target e servono le opinioni d'élite, gruppi che, da una parte forniscono un "profilo" ottimale per gli scopi dei pubblicitari, e dall'altra prendono parte al processo decisionale della sfera pubblica e privata. I media nazionali non riuscirebbero ad andare incontro ai bisogni del loro pubblico elitario se non presentassero un ritratto tollerabilmente realistico del mondo. Ma il loro "scopo societario" richiede anche che i media riflettano gli interessi e le preoccupazioni dei venditori, dei compratori, e delle istituzioni governative e private dominate da questi gruppi.

La fabbrica del consenso Noam Chomsky, Edward S. Herman

Dopo aver dedicato un primo capitolo alla presentazione del modello della propaganda, il resto del libro è dedicato a verificarne la validità: centinaia di pagine in cui Chomsky ed Herman analizzano in profondità come alcuni eventi particolarmente significativi della storia USA siano stati trattati dai media, il tutto correlato da una quantità impressionante di fonti (articoli di giornale, rapporti governativi e interviste, senza dimenticare la documentazione raccolta dagli osservatori internazionali, ecc.) Gli argomenti affrontati spaziano dalla destabilizzazione del sudamerica (grazie all’appoggio dato dagli USA a governi, per usare un eufemismo, discutibili) alle guerre USA nel sud-est asiatico (Vietnam, Corea, Cambogia, ecc.) e sono abbastanza pesanti da digerire: elezioni farsa, arresti ed esecuzioni sommarie, stupri, torture, terrorismo di stato, città rase al suolo e intere popolazioni costrette alla fame per ragioni meramente politiche (ancora oggi è quasi impossibile fare un conto preciso dei profughi “prodotti” da questa politica.) La storia USA recente (era il 1988 quando il libro fu pubblicato) è un crescendo di nefandezze davanti alle quali chiunque inorridirebbe, se solo ne fosse correttamente informato.

Purtroppo molto spesso non è questo il caso e La fabbrica del consenso illustra perfettamente come avviene la manipolazione delle informazioni (e quindi dell’opinione pubblica) da parte dei media e di come questi si attivino per diffondere (e difendere) il pensiero dell’élite al potere. L’analisi degli autori si concentra principalmente sul ruolo dei media statunitensi (e, più in generale, del blocco occidentale) ma il modello della propaganda si può considerare “universale” e trova applicazione praticamente ovunque nel mondo (come dimostra quotidianamente l’associazione Media Lens, che da anni lo mette alla prova.)

La fabbrica del consenso è stata una lettura davvero molto interessante, e, nell’era delle fake news e della post-verità, è un libro estremamente attuale e illuminante: dopo averlo letto il mondo non sarà più lo stesso. Richiede molta concentrazione (la carne al fuoco è tanta e inoltre ci vuole del tempo a digerire gli orrori di queste pagine) ma è un’analisi fantastica, molto cruda e amara, dell’attuale mondo dell’informazione. È uno di quei libri che, a mio parere, chiunque dovrebbe leggere.