senza nome, wilkie collins

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Senza nome è il secondo romanzo di Collins che leggo ed è stato il mio libro da ombrellone di queste ultime vacanze (a colpo d’occhio era la cosa più “leggera” che in quel momento avevo sul Kindle!) 

Pubblicato a puntate su All the Year Round, la rivista di Charles Dickens, Senza nome è un romanzo intricato e ricco di misteri, con colpi di scena che si susseguono senza sosta nella migliore tradizione dei feuilleton: era necessario tenere alto l’interesse dei lettori per trainare le vendite della rivista e una storia di complotti e misteri era perfetta allo scopo e molto apprezzata dal pubblico vittoriano!

Motore di tutto il romanzo è un’eredità perduta: l’improvvisa morte dei genitori e un cavillo legale priva le sorelle Norah e Magdalen Vanstone della loro eredità, lasciandole senza casa e senza denaro. Mentre Norah si rassegna subito alla nuova realtà delle cose Magdalen rifiuta di sottomettersi all’ingiustizia subita ed è pronta a tutto pur di entrare in possesso di quello che le sarebbe spettato di diritto (una versione “modernizzata” di Elinor e Marianne?) La maggior parte di Senza nome verte proprio sul machiavellico tentativo di vendetta di Magdalen.

Il libro è diviso in otto parti (qui chiamate “scene”) nelle quali cambiano i personaggi in primo piano, il luogo o il periodo, con “buchi” di mesi tra una scena e la successiva. A fare da collante tra le scene è uno scambio di lettere (o, in un caso, alcune pagine di un diario), un espediente che permette di accellerare la storia che ho molto apprezzato.

L’intreccio è appassionante e perfettamente costruito fin nei minimi particolari: nulla è messo a caso e dettagli che sul momento sembrano insignificanti risulteranno decisivi molte pagine dopo. Tutto verrà spiegato, il lettore lo sa (o se lo immagina) ma, paradossalmente, questo è anche un difetto che, preannunciando l’imminente arrivo di un colpo di scena, rovina un po’ l’atmosfera del romanzo: quando davanti si hanno ancora centinaia di pagine e l’obiettivo sembra raggiunto, è ovvio che succederà qualcosa di importante a stravolgere i piani di Magdalen (e questo nel romanzo succede più e più volte). Un altro piccolo difetto è la necessità di stupire il lettore, fattore che porta a colpi di scena sempre più incredibili, al confine col deus ex machina.

La trama ricopre un ruolo molto importante (doveva invogliare i lettori a continuare a comprare la rivista!) ma il romanzo non è solo questo e in Senza nome, così come nel precedente La donna in bianco, Collins tocca diversi temi di importanza sociale come l’ingiustizia delle leggi del tempo (quelle che condannano le sorelle Vanstone alla povertà) e l’emancipazione femminile.

L’ingiustizia di cui le sorelle sono protagoniste è davvero odiosa ma, nonostante tecnicamente la “cattiva” del romanzo sia proprio Magdalen, è davvero difficile non tifare per lei e per la riuscita dei suoi piani di vendetta: è una storia di truffa e inganni e per una volta il pubblico si schiera compatto con il “truffatore”!

L’aspetto del romanzo che più mi è piaciuto è l’ampio spazio dato a donne forti e determinate, un’immagine quasi fantascientifica per un’epoca di forti diseguaglianze sociali che limitavano enormemente le possibilità di una donna all’interno della società inglese. Si tratta di una critica sollevata di frequente, spesso mascherata dall’involontaria ironia di alcuni personaggi (in particolare il perfido Noel Vanstone, un uomo con la personalità di un’ameba) o nella comune reazione di “disgusto” all’intraprendenza di Magdalen (per esempio il solo fatto che reciti a teatro è una vergogna per tutta la famiglia).

Mi è piaciuto molto, Senza nome è sicuramente un romanzo molto moderno per i tempi in cui fu scritto e attuale ancora oggi!