cari mostri, stefano benni

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Generalmente sono un grande appassionato di racconti (adoro in particolare le storie brevi di Edgar Allan Poe, P.K. Dick e H.P. Lovecraft) ma Cari mostri non mi ha del tutto convinto. Non che quello di Stefano Benni sia un brutto libro, ho letto di peggio, ma terminata la lettura nella mia testa c’era solo un grande “mah…“ 

Cari mostri lo scelsi un po’ a caso tra vari Feltrinelli in promozione, l’idea era di portare sotto l’ombrellone qualcosa di diverso dal solito (il fatto poi che l’abbia letto solo un mese fa è un dettaglio irrilevante!) Ad attirare la mia attenzione fu lo splendido disegno in copertina, davvero suggestivo e particolare (i colori, le ombre… tutto fantastico!) Peccato che non sia tutto oro quello che luccica…

La raccolta si compone di venticinque racconti di genere horror/umoristico. L’umorismo, elemento preponderante, nasce da situazioni paradossali e da personaggi che sono lo stereotipo di loro stessi (tecnologia ribelle, ragazzini senza valori, uomini d’affari senza scrupoli, ecc.) ma a mio parere risulta forzato e a tratti irritante, come una battuta riuscita male (sensazione questa che ho avuto spesso durante la lettura.) Il lato “horror” invece emerge solo in alcuni episodi ma purtroppo manca di mordente e di originalità, risultando a sua volta forzato e innaturale (La mummia da questo punto di vista è atroce e scontatissimo, sembra un Piccoli brividi!)

Al di là di questo, i racconti interessanti non mancano (Cosa sei?, Il mercante, Compagni di banco e Lotto 165 sono i miei preferiti) ma purtroppo a mio parere non sono sufficienti a risollevare le sorti di questa raccolta. Tra i pregi c’è da dire che i racconti si leggono piuttosto in fretta (anche il carattere non proprio piccolo aiuta…) Altrettato rapidamente però scivolano via, senza lasciare poi molto. Probabilmente con me Cari mostri avrebbe funzionato meglio come libro da ombrellone.

Promemoria per il futuro: non comprare un libro solo dalla copertina!