solaris, stanisław lem

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Un pianeta “vivo” (qualsiasi cosa vivo significhi) e imperscrutabile che da decenni genera negli studiosi infinite domande, teorie, ipotesi senza tuttavia fornire alcuna risposta: per chi, per propria natura, cerca di risolvere i misteri dell’universo, Solaris è la sfida definitiva

Per tutto il romanzo l’azione è davvero pochissima e largo spazio invece è lasciato alle meravigliose e suggestive descrizioni dell’immenso oceano che ricopre il pianeta e dei “mostri” a cui esso dà vita in una sorta di impressionante gioco di trasformazione e disfacimento senza fine, quasi a simboleggiare la potenza creatrice e distruttrice di un dio.

La vastità del pianeta-oceano d’altro lato contrasta con i claustrofobici interni della stazione spaziale, estremo avamposto umano ai limiti dell’universo conosciuto e teatro di quasi tutto il romanzo. Già dopo poche pagine l’aria è satura di angoscia e rassegnazione: i pochi ospiti della stazione vivono ormai in quasi totale isolamento e la loro sanità mentale è messa a dura prova in ogni momento da misteriose presenze che si aggirano indisturbate per i lugubri corridoi, nella più totale normalità.

Le domande che sorgono durante la lettura sono tantissime ma sono destinate in gran parte a restare senza risposta, in perfetta sintonia coi temi del romanzo. Lo sforzo collettivo volto a cercare una soluzione all’incognita Solaris si scontra infatti con un limite sistematico: è antropocentrico. Come può l’umanità comunicare con Solaris se essa non è in grado di un ragionamento fuori dagli schemi, soprattutto davanti a qualcosa così fuori da ogni altro schema possibile e inimmaginabile? L’idea che l’universo esista a misura d’uomo e per l’uomo è assurda e presuntuosa.

Come si può intuire Solaris è un romanzo complesso (non tanto nella scrittura, quella scorre fluida e senza intoppi, quanto più nei temi più o meno esplicitati) e aperto a mille interpretazioni come solo un grande classico sa fare. Consigliato!