la banalità del male: eichmann a gerusalemme, hannah arendt

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Mese dopo mese vedo che la saggistica si sta guadagnando sempre più spazio tra le mie letture e non posso che esserne contento! 

L’ultima, cronologicamente parlando, è stata La banalità del male della giornalista Hannah Arendt, resoconto, originariamente pubblicato tra le colonne del The New Yorker, del processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista fuggito in Argentina dopo la fine della seconda guerra mondiale e scampato quindi al processo di Norimberga.

Il processo sollevò non poche critiche già durante la sua preparazione, critiche che continuarono anche dopo la condanna a morte dell’imputato, eseguita il 31 maggio del 1962. Eichmann per esempio non fu mai legalmente arrestato ma fu rapito dai servizi segreti israeliani (violando quindi la sovranità dell’Argentina) e la sua difesa fu alquanto risibile e limitata, quasi ostacolata, tutti particolari che ancora oggi rischiano di far passare in secondo piano l’incredibile mole di documenti e testimonianze analizzate e discusse dalla Corte.

Ma chi era Adolf Eichmann? Un uomo mediocre, di poca cultura, privo di idee proprie ma disposto ad accettare qualunque cosa pur di compiacere i suoi superiori, interessato solo alla gratifica personale. Fu così che divenne esperto di “questioni ebraiche”, prima organizzando le migrazioni forzate e, successivamente, gestendo l’incredibile logistica che portò milioni di ebrei (oltre a omosessuali, zingari, dissidenti politici, ecc.) ai campi di sterminio.

Devo dire di essere rimasto un po’ turbato da questo libro. Non tanto per gli argomenti in sé, la seconda guerra mondiale e l’olocausto non sono certo temi a me sconosciuti, ma per le riflessioni che la lettura scatena. La storia è nota, tutti conoscono le dimensioni del genocidio, quello che però non tutti conoscono è il come si è arrivati a tanto, come un’intera nazione ha iniziato, un po’ alla volta, a considerare il “male” come la normalità. Non capitò all’improvviso, fu invece un processo graduale portato avanti nel tempo a colpi di leggi e burocrazia, il tutto nell’assoluta legalità, ed è questo che più di ogni altra cosa sconvolge, la spasmodica ricerca della legalità, di una giustificazione, di un appiglio superiore a cui trasferire le proprie responsabilità. Non a caso i criminali nazisti processati a Norimberga hanno sempre rigettato ogni accusa nascondendosi dietro al rispetto degli ordini, della legge e della ragion di stato.

È una lettura assai interessante su un argomento che credevo di conoscere meglio. Lo consiglio davvero a tutti, affinché simili orrori non possano ripetersi.