La donna in bianco, Wilkie Collins 4 aprile 2016
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Perfino gli uomini migliori non sono sempre coerenti nel far del bene: perché dovrebbero esserlo quelli peggiori, nel fare del male? 

Scritto nel 1859 e pubblicato a puntate sulla rivista All the Year Round (di proprietà dell’amico Charles Dickens) a partire dal novembre di quell’anno, La donna in bianco fu un vero e proprio caso editoriale: a ogni nuova uscita le edicole venivano prese d’assalto e nei salotti di mezza Inghilterra non si parlava d’altro di quella che fu a tutti gli effetti una vera e propria mania che portò alla nascita di un mercato parallelo di gadget (profumi, vestiti, ecc.) dedicati alla misteriosa figura che dà il via a questa storia.

Nonostante gli intenti palesemente commerciali, La donna in bianco non è affatto un romanzo banale e tantissimi sono i riferimenti a società, giustizia, usi e morale del tempo. Tra le righe infatti si discute per esempio del ruolo della donna all’interno del matrimonio, delle differenze tra le classi sociali e della spregiudicatezza con cui taluni sfidano le leggi, forti del proprio status.

Il romanzo è composto da un insieme di testimonianze narrate dai diversi personaggi che hanno partecipato (anche inconsapevolmente) alla vicenda, siano essi protagonisti o semplici comparse: ciascuno dà la propria versione dei fatti in base a quello che sa (o crede di sapere) ed è mettendo insieme tutti i frammenti che il mistero della donna in bianco verrà finalmente svelato. Inizialmente ero un po’ scettico ma c’è da dire che strutturato in questo modo il romanzo dà veramente il massimo: i frequenti cambi di narratore, l’accesso a particolari sempre nuovi, i numerosi cliffhanger e i colpi di scena sono tutti elementi che contribuiscono a tenere alta l’attenzione del lettore per tutte le settecento pagine di questo libro, senza lasciargli mai un momento di tregua. Essere costretti a leggerlo a puntate deve essere stato veramente terribile!

Passando un attimo ai personaggi, ho trovato particolarmente felice (e riuscito) il tentativo di uscire dagli schemi del tempo portando in scena, con un ruolo importante, una donna forte, coraggiosa e indipendente (Marian Halcombe): un’immagine lontanissima dall’ideale vittoriano che vuole la donna costretta all’obbedienza del padre prima e del marito dopo. Sembra incredibile che un romanzo di centocinquant’anni fa sia più avanti di tanti libri odierni. Leggere di un personaggio così fuori dal comune è stato veramente piacevole.

Gli uomini! Sono loro i nemici della nostra innocenza, della nostra serenità – ci rubano all’amore dei nostri genitori, all’amicizia delle nostre sorelle – ci rubano l’anima e il corpo, e incatenano le nostre vite alle loro, come incatenano un cane alla cuccia!

In conclusione, La donna in bianco è un romanzo davvero bello e appassionante, in grado di stupire sia per quanto riguarda l’intreccio che per la modernità di certe tematiche. L’ultimo capitolo purtroppo arriva anche troppo in fretta!

Pubblicato da Alessandro

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