nel paese dei ciechi, h.g. wells

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Beati monoculi in terra caecorum 

Proverbio latino medievale 

Forse non è tra opere le più note di H.G. Wells, Nel paese dei ciechi si è subito guadagnato un posto tra i miei racconti preferiti. 

Come in tutte le opere di Wells (quelle che ho letto, perlomeno) la storia è semplice e lineare ma ovviamente è solo un pretesto per dire qualcosa di più. L’incontro-scontro tra Nuñez (il protagonista del racconto) e gli abitanti del paese dei ciechi infatti ha molteplici significati allegorici.

Il paese dei ciechi è una sperduta vallata nelle Ande ecuadoriane. È un piccolo angolo di paradiso, fertile e ricco d’acqua ma la serenità degli abitanti è scossa da una malattia che colpisce i bambini e li rende ciechi. Sono tempi in cui magia e superstizione dominano sulla medicina e la cecità ovviamente non può far altro che dilagare. Qualcuno con coraggio parte alla ricerca di aiuto ma ecco la tragedia: una frana blocca l’unica via di accesso alla valle e il villaggio si ritrova completamente isolato dal mondo, abbandonato al suo destino.

Il morbo non risparmia nessuno e generazione dopo generazione l’intera popolazione diventa cieca. Altre generazioni ancora si succedono e il ricordo di un mondo oltre le montagne si affievolisce, come un eco lontano del tempo. E, alla fine, l’oblio.

Trecento anni sono ormai trascorsi da quel fatidico giorno e da allora nessun estraneo ha più visitato il paese dei ciechi, la cui stessa esistenza oramai è legata ai miti e alle leggende. L’onore della riscoperta spetta involontariamente a Nuñez, una giovane guida andina che, in seguito a un incidente, giunge miracolosamente incolume nella valle dimenticata.

Nuñez è la personificazione del “civile” imperialismo europeo, già aggredito da Wells ne La guerra dei mondi. È un’entità vorace, sempre pronta a sopraffare e a sfruttare le barbare e incivili popolazioni native nel nome di una decantata superiorità morale oltre che tecnologica. Ma i concetti stessi di “superiorità” e “inferiorità” sono dinamici e non necessariamente rispondono ovunque agli standard europei: la popolazione della valle è sì cieca ma ha imparato a compensare questo difetto in modo stupefacente.

Stavano all’erta, con la testa inclinata di lato, e tendevano l'orecchio verso di lui per cogliere la sua prossima mossa.
«Posa quella vanga» disse uno, ed egli provò una sorta di orrore impotente. Fu quasi per obbedire.

H.G. Wells, Nel paese dei ciechi

Colpisce l’ostinazione e l’arroganza con cui Nuñez tenta di èrgersi al di sopra degli abitanti della vallata, forte della sua capacità di vedere. “Nel paese dei ciechi il monocolo è Re” è il suo mantra e diventa una vera ossessione ma dal momento che l’intera popolazione è cieca da generazioni il concetto stesso di “vedere” perde completamente di significato: nessuno è in grado di capire le sue parole.

«Non capite!» esclamò con una voce che voleva essere forte e risoluta, e si spezzò. «Voi siete ciechi, e io ci vedo!»

H.G. Wells, Nel paese dei ciechi

Un altro tema importante del racconto è la pericolosità del conformismo sociale. Come una malattia, subdolamente si insinua nella mente del singolo e lo condiziona allo scopo di impedirgli di allontanarsi dal pensiero della collettività. La libera circolazione delle idee (così come il rispetto di quelle altrui) è alla base di una società sana e quella del paese dei ciechi è tutto fuorché questo. Nuñez è in grado di dimostrare di avere qualcosa in più rispetto agli altri ma nonostante gli sforzi viene deriso, umiliato e, infine, costretto all’abiura. Nessuno qui è vincitore.

L’atmosfera in questo racconto è qualcosa di fantastico: in poche pagine Wells dà vita a un intero micromondo che colpisce per la semplicità e la coerenza con cui è descritto. Il paese dei ciechi ha una sua organizzazione e una struttura sociale sviluppata allo scopo di sfruttare al meglio le caratteristiche della popolazione e questo va tutto a vantaggio del lettore che si trova completamente immerso in una situazione per lui anomala ma non per questo meno affascinante. A tratti si può considerare un racconto horror: il cacciatore che diventa preda, l’ansia della fuga, la resa… Da brividi.

Bello, mi è piaciuto davvero molto. Non lo conoscevo ed è stata una bellissima scoperta che ha riacceso in me la voglia di approfondire questo fantastico e visionario autore inglese!