la lotteria, shirley jackson

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La mattina del 27 giugno era limpida e assolata, con un bel caldo da piena estate; i fiori sbocciavano a profusione e l'erba era di un verde smagliante. La gente del villaggio cominciò a radunarsi in piazza, fra l'ufficio postale e la banca, verso le dieci. In alcune città, dato il gran numero di abitanti, la lotteria durava due giorni, e bisognava cominciare addirittura il 26; ma in questo villaggio di trecento anime o giù di lì bastavano meno di due ore. Si poteva iniziare alle dieci del mattino e finire in tempo per il pranzo. 

Shirley Jackson, La lotteria, INCIPIT 

Era da parecchio tempo che volevo leggere qualcosa di Shirley Jackson e finalmente, complici i recenti sconti su alcuni ebook Adelphi, il momento è arrivato. 

Per questa mia iniziazione ho quindi deciso di partire da La lotteria.

Il libricino in questione è una raccolta di quattro racconti brevi inizialmente pubblicati nel ‘49 sul New Yorker. A parte i primi due (La lotteria, spettacolare, e Lo sposo) gli altri (Colloquio e Il fantoccio) li ho trovati abbastanza trascurabili. Mi chiedo il perché di così pochi racconti, la Jackson ne ha scritti anche altri (Forse una questione di diritti? Ai posteri l’ardua sentenza…)

Al di là di questo, il pezzo grosso di questo volumetto è proprio La lotteria, uno dei migliori racconti che abbia mai letto, un vero gioiello di semplicità, tensione e angoscia.

New England, 27 giugno. Sembra una normale giornata estiva ma è il giorno della lotteria e tutti gli abitanti si sono radunati in piazza, in attesa dell’estrazione. L’eccitazione del momento però si trasforma ben presto in nervosismo e diventa subito chiaro al lettore che qualcosa di sinistro è nell’aria. Un senso di angoscia inizia quindi a perseguitarci fino a trasformarsi in orrore quando, nelle ultime righe, ci viene rivelato in cosa consiste la lotteria. Credetemi, è agghiacciante (non a caso alla pubblicazione il giornale fu tempestato di proteste).

"Ho saputo" disse Mr Adams al Vecchio Warner accanto a lui "che nel villaggio su a nord parlano di lasciar perdere la lotteria". Il Vecchio Warner sbuffò. "Pazzi scatenati" disse. "Se stai a sentire i giovani, non gli va bene niente. Manca poco che vorranno tornare a vivere nelle caverne, nessuno più che lavora, e prova a vivere così per un po'. Una volta c'era un detto, "Lotteria di giugno, spighe grosse in pugno". In men che non si dica mangeremmo tutti erba bollita e ghiande. Una lotteria c'è stata sempre" soggiunse stizzito.".

Shirley Jackson, La lotteria

La paura in questo racconto scaturisce non tanto da fantasmi, mostri o altre creature ma da qualcosa di assai più concreto e quotidiano e per questo è ancora più sconvolgente. L’attaccamento morboso da parte degli abitanti del villaggio all’antico rituale della lotteria, nonostante origini e significati siano andati perduti nei secoli, è la causa di un comportamento assolutamente irrazionale che farebbe venire la pelle d’oca a chiunque, anche al giorno d’oggi. La cosa più spaventosa però è l’impotenza del singolo che di fronte a questo delirio collettivo non può far altro che soccombere. Da brividi.

Sugli altri racconti non ho molto da dire. Lo sposo è notevole soprattutto per la semplicità con cui riesce a trasmettere una crescente tensione, fino alla sorprendente conclusione (se però non si conosce il titolo originale, The deamon lover, il finale perde un po’). Per quanto riguarda gli altri due… meh, sinceramente non mi hanno detto nulla. Forse meglio così, il racconto di apertura mi aveva già dato la mia buona dose di angoscia!

Lo consiglio, La lotteria è sicuramente un libricino che merita (pricipalmente grazie al racconto omonimo). Non mi sarebbe dispiaciuta una raccolta più corposa, quattro racconti sono veramente pochi!