il lupo della steppa, hermann hesse

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La solitudine è indipendenza: l'avevo desiderata e me l'ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

Hermann Hesse, Il lupo della steppa 

Quella de Il lupo della steppa è stata una lettura inizialmente un po’ noiosa, a tratti pesante, proseguita a fatica e con molta pazienza. E nonostante questa introduzione non sia particolamente invitante si tratta di romanzo che merita davvero moltissimo: lo scoglio da superare è rappresentato dalle prime 50/60 pagine, oltre le quali si apre davvero un altro mondo!

Il libro, fortemente autobiografico, è una sorta di diario scritto da Harry Haller (alterego dell’autore), intellettuale cacciato dalla sua città a causa del suo pacifismo.

Siamo infatti a metà degli anni venti nella Germania uscita umiliata dalla prima guerra mondiale e dove il desiderio di riscatto e l’ultra-nazionalismo sono voci sempre più forti: tutti vogliono una nuova guerra quando è ancora fresco il ricordo dei morti di quella precedente. Pochissime le voci fuori dal coro (a cui si unirà quella di Remarque). Da questo punto di vista Hesse è tristemente profetico in quella che sarà l’ascesa del nazifascismo in Europa, la corsa al riarmo e la conseguente seconda guerra mondiale.

Sulla soglia della mezza età e sull’orlo del suicidio, Harry è il “lupo della steppa”, un essere dalla doppia natura, umana e lupina: da una parte manifesta la necessità di creare una rete di rapporti sociali e di adeguarsi agli usi e costumi della società, dall’altra invece prevale il rifiuto di ogni contatto umano e la voglia di isolarsi da una società in rapido mutamento, in cui fatica a riconoscersi.

L'uomo avido di potere incontra la sua rovina nel potere, l'uomo bramoso di denaro nel denaro, il sottomesso nella servitù, il gaudente nel piacere. E così il lupo della steppa si rovinò con l'indipendenza.

Hermann Hesse, Il lupo della steppa

Mettendo un attimo da parte le difficoltà nell’ingranare, Il lupo della steppa mi è piaciuto molto (cosa su cui inizialmente ci avrei scommesso poco). Scritto in un contesto storico ben preciso, riversa in circa duecento pagine una feroce accusa alla classe dominante della Germania (e, più in generale, dell’Europa) post-prima guerra mondiale, quella borghesia ipocrita e chiusa, incapace di guardare con obiettività al futuro e dedita al proprio esclusivo benessere momentaneo.

La storia insegna (se si ha voglia di imparare): romanzo ancora attuale a quasi un secolo dalla pubblicazione.