doppio sogno, arthur schnitzler

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«Ventiquattro schiavi mori spingevano remando la sfarzosa galera che doveva portare il principe Amgiad al palazzo del califfo. Ma il principe, avvolto nel suo mantello di porpora, se ne stava solo, sdraiato in coperta, sotto l'azzurro cupo del cielo notturno disseminato di stelle e il suo sguardo...» 

Arthur Schnitzler, Doppio sogno, INCIPIT 

Doppio sogno, mio secondo incontro con Schnitzler (il primo fu con Signorina Else) è un libricino strano. 

Si legge in una manciata di ore, così come poche ore dura la vicenda narrata, ma una volta terminato lascia una strana sensazione, una cosa simile al lento svegliarsi, ancora intontiti, da un sogno… inconsueto.

Come disse Freud, padre della psicoanalisi e contemporaneo di Schnitzler:

Il sogno rappresenta l’appagamento allucinatorio di un desiderio.</p>

ed è proprio il sogno l’elemento perno di questo racconto.

Tutto inizia proprio con un gioco di confessioni reciproche tra Fridolin, affermato medico, e la moglie Albertine. Le fantasie della moglie turbano profondamente Fridolin che, chiamato d’urgenza a far visita a un paziente, inseguirà per tutto il racconto un desiderio di “vendetta” nei suoi confronti senza tuttavia riuscire nel suo intento, frenato dalle immagini della moglie all’opera nelle sue fantasie.

Il vagare di Fridolin, una sorta di Ulisse al contrario, è particolarmente significativo e lo porterà a cercare questa fantomatica vendetta (nella forma di un vero tradimento e non di una semplice fantasia) per tutta la notte: prima con la figlia del paziente, poi con una prostituta incontrata per strada e infine, con l’aiuto di un vecchio amico incontrato in un locale, cercando di partecipare a una festa in maschera segreta e perversa che lo metterà in serio pericolo. Ciò non lo farà desistere dal suo desiderio ma anzi, è proprio il gusto del proibito e del pericolo a spingerlo a restare.

I desideri nascosti, appena intuiti vanno talvolta a formare torbidi e pericolosi mulinelli persino nell'anima più limpida e pura.

Arthur Schnitzler, Doppio sogno

Come dicevo, è un racconto strano. Realtà e sogno si mescolano continuamente, a tratti in maniera inscindibile (suggestivo il ritorno a casa di Fridolin, dove trova, a fianco della moglie addormentata, la maschera da lui usata alla festa segreta) e danno vita a una storia che mette in luce i desideri più nascosti e perversi della natura umana.