notre-dame de paris, victor hugo

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Trecentoquarantotto anni, sei mesi e diciannove giorni or sono, i Parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che suonavano a distesa nella triplice cintà della Città Vecchia, dell'Università e della Città Nuova.  Il 6 gennaio 1482 non è tuttavia un giorno di cui la storia abbia serbato il ricordo. 

Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, INCIPIT 

Avevo questo libro sul Kindle da più di un anno e solo l’altra settimana, dopo esser nuovamente caduto vittima di una grave forma di notre-dame-de-paris-musical-mania (ogni tanto mi succede), mi sono finalmente deciso a leggerlo. 

Ora che l’ho fatto mi sorge solo una domanda: perché diavolo non l’ho letto prima?

Chi conosce Notre-Dame de Paris dal film d’animazione della Disney può tirare un sospiro di sollievo: il romanzo è infinitamente superiore e, a parte i nomi dei personaggi e qualche evento, le due opere hanno molto poco in comune.

Capisco che sia stato necessario adeguare la storia a un pubblico di giovanissimi ma la ricerca ossessiva del lieto fine (più che un romanzo questo è una tragedia greca!), così come la necessità di dover distinguere in modo chiaro i “buoni” dai “cattivi” sono magheggi parecchio irritanti che hanno portato a stravolgere eventi e personaggi che nel romanzo hanno altri significati e altre motivazioni.

Polemica con Disney a parte, ho adorato Notre-Dame de Paris, soprattutto la seconda metà, davvero splendida. La prima parte invece fatica molto a decollare a causa di un’infinita sequenza di digressioni storiche, anedotti e tediose spiegazioni di architettura e toponomastica con cui Hugo ci delizia ma che sfiancherebbero anche il lettore più smaliziato. L’autore si è documentato moltissimo sulla Parigi del XV secolo e si preoccupa di farcelo notare praticamente ovunque: il risultato è ovviamente molto realistico e a tratti sembra davvero di passeggiare per le vie della città ma dopo l’ennesima descrizione di quello che avremmo visto a Parigi (da ogni possibile angolazione) non ho retto e ho iniziato a saltare pagine senza rimorsi.

Superata questa prima parte il romanzo subisce una brusca accelerata e Hugo ci porta (finalmente!) nel vivo della vicenda. La trama non è particolarmente originale ma l’intreccio è appassionante (ed è ovviamente il pretesto per parlare d’altro).

Vari sono i temi trattati: la giustizia (nelle vesti del potere che si accanisce nei confronti dei più deboli), la paura del diverso e di ciò che non si comprende (Quasimodo qui mi fa pensare alla creatura di Frankenstein, destinata all’infelicità e all’odio della folla solo a causa del suo aspetto), l’inutilità della tortura e la pericolosità dell’ignoranza (è il tempo della caccia alle streghe ed Esmeralda, per sua sfortuna, è la vittima perfetta).

Un personaggio che in particolare ho adorato è Claude Frollo, il “cattivo” del romanzo. Diviso tra il desiderio per Esmeralda e l’essere un uomo di chiesa, conflitto che lo porterà alla pazzia, è il personaggio meglio riuscito del romanzo e in assoluto il mio preferito.

Pensò alla follia dei voti perpetui, alla vanità della castità, della scienza, della religione, della virtù, dell'inutilità di Dio. Sprofondò per quanto poté nei cattivi pensieri e, nell'immergervisi sempre di più, sentiva scoppiare dentro di sé un riso satanico.

Victor Hugo, Notre-Dame de Paris

Non voglio dilungarmi troppo, difetti a parte Notre-Dame de Paris è uno di quei grandi classici da leggere a tutti costi. Lento a ingranare, una volta entrati nel vivo è impossibile staccarsene!