A Christmas Carol, Riul Doamnei / Canto di Natale, Charles Dickens 25 aprile 2015
A Christmas Carol, Riul Doamnei / Canto di Natale, Charles Dickens

I am the Ghost of Christmas Past
Your past, rise and walk with me

Terza puntata di musicalmente tratto, rubrica dedicata a quelle canzoni ispirate ai miei libri preferiti 🙂 

La canzone di oggi è A Christmas Carol, rivisitazione in chiave metal dell’omonima opera di Charles Dickens (Canto di Natale in italiano) fatta dai veronesi Riul Doamnei

Il racconto originale (datato 1843) è una storia gotica dai toni cupi e misteriosi (se ancora non lo avete letto, fatelo!) e ben si presta a essere messo in musica da un gruppo symphonic black metal. Non è un genere facile da digerire ma il risultato ottenuto dai Riul Doamnei è davvero stupefacente!

A Christmas Carol non è una semplice canzone ma una lunga suite di oltre mezz’ora (36 minuti e 19 secondi, per essere precisi) che cerca di ricreare le stesse emozioni e le stesse atmosfere del racconto di Dickens. La voce scream (tipica del black metal) l’ho trovata particolarmente adatta a raccontare dell’incontro di Ebenezer Scrooge con il fantasma di Jacob Marley e le atmosfere del libro sono rese magnificamente con una cura per il dettaglio quasi maniacale. Per esempio, l’ingresso in scena del fantasma di Jacob Marley (3:06) è da brividi: i passi appesantiti dalle catene, la porta che cigola, lo scambio di battute con Scrooge (“What do you want with me?” “Much!” “Who are you?” “Ask me who I was)… sublime!

Il finale della canzone non coincide con la fine del racconto di Dickens (un finale in cui il protagonista diventa “buono” non è molto Black Metal!) e la narrazione si interrompe con il fantasma del Natale che verrà che porta Scrooge davanti a quella che sarà la sua tomba. Si tratta di un momento musicalmente molto intenso (il nome di Scrooge urlato alla fine mette davvero i brividi!)

Still the Ghost pointed downward
To the grave by which it stood
Scrooge crept towards it
Trembling as he went and following the finger
Read upon the stone of the neglected grave
His own name

La voce urlata non piacerà a tutti ma al di là del genere si tratta di un’opera spettacolare e curata in ogni dettaglio, datele una chance!

Pubblicato da Alessandro

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