invito a una decapitazione, vladimir nabokov

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In conformità alla legge, la condanna a morte venne annunciata a Cincinnatus C. con un sussurro. Tutti si alzarono in pieni, scambiandosi sorrisi. Il giudice dai capelli bianchi accostò la bocca al suo orecchio, ansimò per un attimo, comunicò il responso e si allontanò a passo lento, quasi stesse scollandosi. Cincinnatus venne riportato immediatamente alla fortezza. 

Vladimir Nabokov, Invito a una decapitazione, INCIPIT 

Questo incipit è uno dei più belli e intensi che abbia mai letto: sono solo poche righe ma pesano come un macigno. Non è da tutti iniziare la giornata con una “bella” condanna a morte, no? 

Ma qual è la colpa Cincinnatus C., così atroce da meritarsi tale sentenza? Un crimine orrendo, forse il peggiore di tutti: essere opaco in una società di trasparenti.

Opaco nel senso che le persone che lo circondano non riescono a coglierne pensieri ed emozioni, creando in loro un certo disagio. L’opacità della propria anima si trasforma quindi in una colpa terribil, da estirpare a tutti i costi. Ed è per questo che Cincinnatus C. dovrà essere decapitato: non per quello che fa, ma per quello che è.

Il mondo tratteggiato da Nabokov ci appare subito angosciante e assurdo nelle sue regole e tradizioni, a tratti sadico. Cincinnatus C. infatti vive con la certezza della sua condanna senza tuttavia sapere quando questa verrà eseguita (domani? fra un mese? tra dieci anni? credo che questa sia una sensazione terribile). Ogni suo tentativo di conoscere la data fatidica è zittito con arroganza e persino i giornali che gli vengono passati sono beffardamente ripuliti dalle notizie che riguardano il suo caso.

Assurda è la prigione in cui Cincinnatus C. è rinchiuso (la fortezza) e assurdi sono tutti gli altri personaggi: il direttore che la gestisce come se fosse un albergo, il carceriere che considera la prigionia di Cincinnatus C. una tranquilla vacanza e il misterioso vicino di cella, più fastidoso di una zanzara una notte d’estate. Tutti, sua moglie compresa, si prendono sadicamente gioco di lui.

L’atmosfera che si respira (e che permane anche dopo la lettura) ricorda moltissimo le kafkiane vicende di K., anche lui vittima di un meccanismo assurdo e senza senso da cui è impossibile uscire. Non mancano però tratti ironici che invece mi hanno ricordato Le anime morte di Gogol (in particolare la partita a scacchi tra Cincinnatus C. e il vicino di cella, simile nello svolgimento alla partita a dama tra Pavel e un signorotto di cui ora non ricordo il nome).

Invito a una decapitazione è il primo libro di Nabokov che leggo e, pur avendolo apprezzato moltissimo, confesso di averlo trovato un po’ complicato da seguire: così come i personaggi si prendono gioco di Cincinnatus C., Nabokov si prende gioco del lettore e si diverte a creare complesse immagini onirico/fantastiche che, fuse nella realtà del romanzo, rendono difficile la comprensione di ciò che è reale e di ciò che non lo è. È un libro impegnativo ma molto molto bello!