i buddenbrook, thomas mann

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Attraverso quattro generazioni (dal 1835 al 1877) il romanzo racconta l’ascesa e la caduta dei Buddenbrook, una famiglia dell’alta borghesia mercantile di Lubecca. Un nome portato con orgoglio e superiorità che deve la sua importanza alla rispettabile (e rispettata) ditta di famiglia, fondata nel lontano 1768. 

La ditta, a cui è legato il destino della famiglia, è quasi un’ossessione per i Buddenbrook e viene prima di qualsiasi altra cosa, persino dei sentimenti. I Buddenbrook sono la ditta e la ditta è i Buddenbrook. Sarà proprio questa ossessione, unita al bisogno quasi morboso di mantenere alto il loro nome a portare i Buddenbrook al decadimento sociale e morale, fino allo sfacelo completo. Il canto del cigno di una classe sociale ormai al tramonto.

Mann è abilissimo a far trasparire la psicologia dei personaggi dalle loro azioni senza doverne fare una vera analisi psicologica ed è il motivo per cui inizialmente, in mancanza di abbastanza dati, può sembrare un romanzetto un po’ insulso. Pagina dopo pagina invece ciascun personaggio diventa sempre più definito al punto da farci entrare in empatia; personalmente mi è dispiaciuto molto per l’assurda morte di Tom, così come delle sfortune della sorella Tony ma soprattutto mi è dispiaciuto per Hanno (bellissimo, nella sua amarezza, l’ultimo capitolo a lui dedicato).

I Buddenbrook mi è piaciuto, è stata una bella scoperta. All’apparenza banale, è un romanzo che mostra un meraviglioso spaccato della società europea del diciannovesimo secolo e per questo motivo lo consiglio soprattutto a chi ha un po’ di confidenza con il contesto storico in cui il libro si inserisce, così da coglierne tutte le sfumature. Per tutti gli altri resta comunque una lettura gradevole e appassionante.