le intermittenze della morte, josé saramago

informazioni

Acquista online

Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr'ore, fra diurne e notturne, mattutine e vespertine, senza che fosse intervenuto un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, niente di niente, zero spaccato. 

Le intermittenze della morte, José Saramago, INCIPIT 

Sono bastate queste poche righe incipit a farmi innamorare di questo libro e a consacrare Saramago come il mio autore preferito. 

La scrittura è quella tipica di Saramago: periodi lunghissimi, uso creativo della punteggiatura, niente maiuscole, niente nomi propri, ecc. Il primo impatto è complicato ma ci si abitua in fretta e ben presto ci si rende conto di non poterne più fare a meno. Per lo meno con me è stato così!

I principali temi del romanzo sono la morte e la sua accettazione. Cosa succederebbe se nessuno morisse più? A questo domanda Saramago prova a rispondere col suo consueto stile realizzando un’opera originale, appassionante e mai banale.

Un paese senza nome, 31 dicembre. Scatta la mezzanotte e la gente smette di morire. La notizia è accolta con gran felicità da tutti. O meglio, da quasi tutti: ai malati terminali a esempio è sì impedita la morte ma anche ogni possibilità di guarigione, costringendoli a vivere in eterno nella malattia.

Oltre i confini del paese però la morte continua a mietere e ben presto ci si rende conto che è sufficiente attraversare il confine per tornare a morire: centinaia di persone quindi intraprendono un ultimo viaggio per porre fine alle proprie sofferenze. Qui si apre un dilemma etico: è giusto lasciar morire queste persone? Per il governo no, tant’è che cerca di impedirlo a tutti i costi ma ben presto è costretto a cedere non alla volontà popolare ma ai ricatti della maphia (col ph) che vede in questa situazione una nuova forma di business. I riferimenti al dibattito sull’eutanasia sono evidenti così come le critiche a quegli individui senza scrupoli che approfittano anche di questi momenti di dolore per trarne profitto.

La crisi maggiore però colpisce la Chiesa: niente morte significa niente resurrezione e senza resurrezione non ha più senso predicare di una vita dopo la morte! Qui Saramago mette in luce alcune delle contraddizioni della Chiesa, più interessata a cercare di non perdere il suo secolare potere che a preoccuparsi delle anime delle proprie pecorelle.

C’è poi un altro problema. Nessuno muore più, è vero, ma la popolazione continua a invecchiare: come far fronte quindi al numero sempre maggiore di anziani, destinato a crescere all’infinito?

La situazione come si vede non è tutta rose e fiori ma per fortuna non è destinata a durare in eterno: dopo sette mesi di latitanza la morte annuncia ai media che presto riprenderà il suo solito lavoro. Con una novità: il momento fatidico sarà preannunciato sette giorni prima da una lettera in una busta viola. Succede però che qualcosa va storto e per non si sa bene quale motivo una delle lettere viene rispedita al mittente. Non una ma ben tre volte.

La seconda parte del romanzo segue quindi le vicende della morte, ora sotto le sembianze di una bellissima donna, decisa a tutto per risolvere questo imbarazzante contrattempo. Instaura così uno strano rapporto con colui che doveva essere una delle sue tante vittime: lo spia in casa, va a sentirlo suonare, lo segue mentre passeggia col cane, eccetera. Col passare dei giorni qualcosa in lei cambia: è in difficoltà, ha dei dubbi, diventa vulnerabile… si umanizza fino a dimenticare il suo ruolo. E la storia ricomincia da capo…

Consigliatissimo!