Il signore delle mosche, William Golding 22 febbraio 2015
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L’uomo produce il male come le api producono il miele. 

Inizialmente Il signore delle mosche mi aveva lasciato un po’ perplesso. Mi era piaciuto ma avevo come l’impressione che gli mancasse qualcosa (probabilmente mi era sfuggito qualcosa, sarà stato il caldo estivo…) A distanza di qualche mese ho avuto modo di rileggerne alcune parti e di rifletterci sopra così ho pensato di buttar giù qualche riga. 

Non è un libro semplice da recensire, tantissimo è già stato detto ma questo non significa che non possa dire la mia 🙂

Incidente aereo, isola deserta, pochi sopravvissuti (tutti bambini/ragazzini), libertà assoluta: è una situazione di tabula rasa su cui gettare le fondamenta di una nuova società davvero perfetta e democratica. L’entusiamo per il futuro prende velocemente il posto della paura, nascono regole e responsabilità, proprio come una società civile. Regole e responsabilità però annoiano in fretta ed è l’inizio del caos.

“Le leggi!” gridò Ralph. “Tu non rispetti le leggi!”
“A chi gliene importa?”
Ralph chiamò a raccolta tutte le sue facoltà. “Ma le leggi sono l’unica cosa che abbiamo!”
Ma Jack li guardava in piena rivolta: “Chi se ne frega delle leggi!”

Ben presto i primordiali istinti umani hanno la meglio e i vagiti della nascente società vengono soffocati nel sangue della guerra civile: l’utopia di una società perfetta si scontra con il desiderio di anarchia del signore delle mosche (il titolo non è causale in quanto con esso infatti si indentifica Belzebù, il principe dei demoni citato nel Vecchio Testamento).

L’escalation di violenza è inevitabile ed è un pugno sullo stomaco e sconvolge la facilità con cui la situazione degenera. Non tanto per la brutalità in sé ma per il fatto che gli autori di tali brutalità siano solo dei bambini, eterni simboli di innocenza e purezza. C’è un motivo dietro (ovviamente): un bambino non ha del tutto sviluppato la capacità di distinguere bene e male e in mancanza di una figura adulta forte tende a comportarsi secondo l’istinto.

È chiaro quindi il punto di vista di Golding, riassunto nella sua frase con cui ho aperto questa recensione: la sua è una visione decisamente pessimistica e poco confortante dell’umanità. Consigliato!

Pubblicato da Alessandro

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