Niente di nuovo sul fronte occidentale, Erich Maria Remarque 17 novembre 2014
Niente di nuovo sul fronte occidentale, Erich Maria Remarque Acquista online

Questo libro non vuol essere né un atto d’accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raccontare di una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra. 

Ho finito Niente di nuovo sul fronte occidentale pochi giorni fa e senza ombra di dubbio posso dire che si tratta di uno dei libri più emozionanti che abbia mai letto. 

Decisa dai potenti, combattuta da poveracci contro altri poveracci: questa è la guerra e Remarque ce la descrive in tutta la sua brutalità.

È la storia di Paul Bäumer, giovanissimo studente che con alcuni amici parte volontario per il fronte francese, sotto pressione della propaganda tedesca. Paul è l’alter ego di Remarque: egli stesso infatti combattè sul fronte occidentale, dove fu più volte ferito. Questo libro è una sorta di romanzio-diario di quei giorni.

Convinto di vivere una bella avventura ben presto si rende conto di quanto si sbagliasse: al fronte la guerra si mostra in tutto il suo orrore di morte e distruzione.

Giorno dopo giorno la vita in trincea prosegue con indifferenza e rassegnazione: ogni soldato sa benissimo che ogni istante potrebbe essere l’ultimo. Il tempo della spada è finito, ora è il tempo della mitragliatrice, delle granate e dei gas velenosi.

Sopra di noi pende il caso. […] Per puro caso posso essere colpito, per puro caso rimare in vita. In un ricovero a prova di bomba posso essere schiacciato come un topo e su terreno scoperto posso resistere incolume a dieci ore di fuoco tambureggiante. Ciascuno di noi resta in vita soltanto in grazia di mille casi; perciò il soldato crede e si fida solo del caso.

La scrittura è semplice: niente paroloni, niente giri di parole, niente buonisimi ma solo la cruda realtà. Nulla è lasciato all’immaginazione: il campo di battaglia ricoperto da montagne di (pezzi di) cadaveri, i feriti con il ventre squarciato da una granata esplosa troppo vicina o gli intossicati dai gas che agonizzano sputando pezzi dei propri polmoni… Immagini terribili ma che nella terra di nessuno sono la normalità.

Una delle prime azioni di guerra descritte è un bombardamento inglese durante la stesura del filo spinato. Il ritmo è veloce, incalzante e la descrizione è fatta così bene che sembra quasi di assistervi in prima persona, una scena da cardiopalmo.

Ci sono anche momenti più tranquilli ma non per questo meno significativi. Per esempio, per un breve periodo Paul torna a casa in licenza e questo ci dà l’occasione di vedere il “dietro le quinte” della guerra: la propaganda all’opera e le chiacchiere da bar dei signorotti del paese.

“Dovreste farla un po’ finita con quella vostra guerra di posizione. Date una buona scoppola a quelle canaglie, e avremo la pace”.
Gli rispondo che a nostro avviso non è possibile aprire una breccia nel fronte nemico. Quelli là hanno troppe riserve. Inoltre la guerra è alquanto diversa da ciò che qui si immagina. Ma lui ribatte con sussiego, e mi dimostra che io non ne capisco nulla.

Morale alle stelle, cibo in abbondanza e grandi feste dopo gli attacchi: questa è la guerra raccontata dalla propaganda ai cittadini. Paul infatti è visto come un gran privilegiato: lui almeno ha da mangiare. La realtà però è tutt’altra…

Altra parentesi è il periodo passato da Paul all’ospedale militare, a causa di una grave ferita. Anche questa è un’occasione per mostrarci la guerra da un’altra angolazione.

Non si può comprendere come sopra corpi così orribilmente lacerati ci siano ancora volti umani […] E pensare che si tratta di un ospedale solo: e ve ne sono centinaia, migliaia uguali, in Germania, in Francia, in Russia! […]
Soltano l’ospedale mostra che cosa è la guerra.

Fa riflettere, non è la guerra che leggiamo nei libri di storia. È uno di quei libri che chiunque dovrebbe leggere e fissare nella memoria.

Pubblicato da Alessandro

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